Nostos. È tempo di tornare

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Nostos. È tempo di tornare

Nostos. È tempo di tornare

Tutto scomparso, tutto cambiato

Mentre ritorno da un mio passato

Tutto è uguale, irreale

Lucio Dalla

 

Nostos [gr. Νόστος], ritorno, è un termine greco dalla forte valenza evocativa. Un’espressione in grado di riportare alla mente immagini di figure eroiche intente al superamento di prove e tentazioni, di viaggiatori spinti dal desiderio di tornare, di sentimenti malinconici, di storie di mare, di miraggi, memorie e affetti. Archetipo è Ulisse, controparte Penelope che statica nello spazio “naviga” interiormente definendo il ritmo dei suoi giorni.

Un itinerario in cui la dimensione temporale si incrocia con quella mnemonica, il muoversi nello spazio si emulsiona al flusso dei ricordi, le strade fisiche si mescolano ai percorsi della propria coscienza. Il tempo del ritorno rivela un carattere sfumato. Ci conduce a tracciare nuovi percorsi, definire mappe e trasformare le nostre geografie. I segni di questo vagare nel tempo e nello spazio emergono progressivamente, si innervano, evolvono, cambiano e ci conducono verso nuove narrazioni. Tornano alla mente le tracce della tradizione e delle origini, che assumendo caratteri inediti si fondono al pensiero corrente. Lo scorrere delle ore appare dilatato, quasi cristallizzato a cogliere i cambiamenti, i dettagli, in contrasto con la frenesia del moto. Una messa a fuoco lenta e costantemente mutabile.

Così come nella nostra dimensione attuale, mutevole e immobile al tempo stesso: una sorta di processo esperienziale, fisico e mentale, che ci conduce verso una maggiore conoscenza e coscienza di sé e che potrà essere compreso pienamente nell’istante in cui giungeremo al punto di partenza. Una volontà di riemergere in superficie, ritrovare realtà passate e scoprirne nuove. È giunto dunque il tempo di tornare.

Giulia Giglio

Giulia Giglio, (Sanremo, 1988) vive e lavora a Genova. Laureata in Architettura, ha collaborato con il gruppo di ricerca Re-cycle Genoa (UNIGE) e la Fondazione Renzo Piano. Dal 2018 è tra i fondatori del gruppo informale AGO architects e dal 2019 svolge attività di curatela e di organizzazione di eventi culturali per Paratissima, Linkinart ed Ellequadro Documenti.

Ti offro la mia essenza, salvata non so come,

quel centro del cuore che non tratta parole,

 non traffica coi sogni e non è mai toccato dal tempo,

 dalla gioia o dalle avversità.

Jorge Luis Borges

 

Il progetto Nostos nasce dal desiderio profondo di sentire e comprendere questo tempo e di registrarne le sfumature più sottili attraverso la condivisione di ciò che abbiamo potuto elaborare individualmente durante questo viaggio verticale. L’impossibilità del movimento libero, del viaggio geografico, ci ha costretti a restare ancorati ad una zattera personale di sopravvivenza o ad un’immersione esplorativa di fondali che non avevamo ancora trovato il tempo o la necessità di scandagliare. Abbiamo visto cose, scoperto cambiamenti, ci siamo adattati, ci siamo modificati. Abbiamo visitato la privazione con tutto a disposizione, la distanza senza allontanarci, il distacco senza appartenenza. Abbiamo praticato il vuoto nel pieno, il silenzio nel rumore, il deserto nella città. La violenza del virus e l’aggressività della comunicazione ci hanno provvisto di nuovi limiti e gabbie, protezioni e barriere, a cui ci siamo lentamente assuefatti.

Siamo cambiati in questo viaggio da fermi? Cosa accadrà ora che la nostos-algia ci assale? Ora che avvertiamo il male del ritorno, la sofferente irrequietezza di riprendere le cose dove le abbiamo lasciate: lo spazio, l’attività, gli equilibri in cui eravamo “felici”.  E quello spazio adesso come è cambiato? E se nello spazio sperimentiamo la dimensione orizzontale del movimento, da un punto di vista temporale non c’è ritorno, ma progresso. E allora di cosa saranno fatti i percorsi futuri?

Si tratta dunque di un work in progress, un’indagine che procede dentro questo tempo, attraverso il sentire da artista, per riprendere in mano lo spazio da cui ci siamo allontanati e ricominciare a riappropriarcene, con la consapevolezza che niente sarà più come prima. Una riflessione anche sul ruolo, sulla funzione e le ragioni dell’arte [e i suoi sistemi], cercando di interpretare i cambiamenti attraverso la condivisione di visioni e prospettive. Percorsi e linguaggi diversi in dialogo in un progetto articolato in più fasi.

L’arte è davvero quel luogo in cui è tempo di tornare.

Maria Laura Bonifazi

 

 

Gli artisti sono invitati a produrre una o più opere utilizzando linguaggi e medium a ciascuno consoni, in piena libertà, nel rispetto degli altri e in considerazione che lo spazio della galleria Lazzaro sarà distribuito dalle curatrici a ciascuno secondo criteri che consentiranno la giusta risonanza ad ogni opera.

Saranno coinvolti nel processo progettuale attraverso una serie di call conference conoscitive, in cui ciascuno racconterà il proprio progetto, modus operandi ed esperienze. La video-call sarà lo strumento con cui verificheremo insieme periodicamente l’avanzamento dei lavori anche in funzione dell’andamento Covid e relativi dpcm.

I singoli contributi degli artisti, resi collettivamente e nell’ interlocuzione personale con le curatrici, arricchiranno la traccia lanciata. I passaggi salienti di questo work in progress saranno registrati con l’obiettivo di realizzare un video e un testo cartaceo da presentare in occasione della mostra.

La mostra Nostos sarà inaugurata il 7 ottobre 2021 in occasione dell’evento START.

Le opere dovranno essere concluse, fotografate e documentate entro la fine di luglio 2021 e fatte recapitare alla galleria Lazzaro dal 15 settembre con tempistiche che stabiliremo più precisamente in itinere.

Durante lo sviluppo delle prime fasi del progetto saranno presentati gli artisti partecipanti. STAY TUNED!

 

GAIA BELLINI 

(1996) Nasce a Bardolino, sul lago di Garda. Dopo un’esperienza in Sud America e il diploma all’Accademia di Belle Arti di Venezia approfondisce la propria ricerca artistica sulle piante tintorie e la stampa vegetale, giungendo a una sintesi poetica con le Sindoni vegetali: narrazioni naturali legate al concetto di tempo, di impermanenza e cambiamento. 
Partecipa a numerose collettive in Italia, tra cui Live Museum Live Change ai Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali di Roma (2020) e La Biennale di Fiber Art a Spoleto (2020) ed espone una personale al Museo civico di Crema e del Cremasco (2020). Le sue opere fanno parte della collezione del MUST – Museo del Territorio Vimercatese e di collezioni private in Italia e Germania. 

MATTEO LUCCA

(1980) Nasce a Forlì e si diploma in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Bologna. La sua ricerca deriva da riflessioni sul concetto di condivisione, maternità, connessione con la terra e nutrimento. Il corpo umano diviene il fulcro della sua produzione, sia come soggetto che come strumento performativo. In particolare nell’uso del pane come medium che assumendo forma umana diventa veicolo di significati. 
Realizza la sua prima personale alla Manifattura delle Marinate di Comacchio (2012) a cui ne seguono altre, tra cui Aish al Museo MIAB – Museo Iconografico d’Arte Bizzantina di San Cassiano (LE – 2018). Partecipa a numerose collettive in Italia, a Düsseldorf e Berlino (D). Nel 2019 ha ricevuto il 61° Premio MIC di Faenza.  

MAURIZIO MELIS ROMAN

(1957) Nasce a Santiago del Cile. Figlio d’arte, inizia la formazione artistica in Cile con il padre Amerigo. Trasferitosi in Italia nel 1975, approfondisce gli studi di pittura con Renata Soro e comincia a esporre. Nella sua produzione possiamo riconoscere un’appropriazione del segno arcaico, come mezzo per l’avvicinamento a mondi primordiali e la loro evocazione. Utilizza tecniche miste – dal collage, alla scultura, all’assemblaggio di elementi naturali e recuperati, all’uso dell’ocra e della terra – dando vita a universi cellulari o mundos. Partecipa a numerose collettive in Italia e negli Stati Uniti, sia in sedi Istituzionali che Gallerie. Nel 2003 ha esposto al Parlamento Europeo a Roma. Nel 2012 ha realizzato la personale Imago Mundi a Palazzo Zenobio a Venezia.

 

PAOLO LORENZO PARISI

(1956) Vive e lavora a Genova. Autodidatta, frequenta negli anni ‘90 i punti di ritrovo artistici liguri: saranno determinanti l’incontro con Milena Milani, l’esperienza con Rosa Leonardi e Bruna Solinas e le numerose partecipazioni alla Galleria Studio 44. La sua necessità espressiva prende spazio nel campo della pittura e dell’arte concettuale. Attraverso l’uso del ready made, dell’assemblaggio e della manipolazione digitale realizza opere dal forte intento critico e ironico, spesso di denuncia. Tra le numerose personali e collettive in Cina, Italia, Inghilterra, Spagna, Svizzera e negli Stati Uniti emergono Fuori cornice al Museo Diocesano di Genova (2012), la Biennale Italia-Cina a Beijing (2014) e la duplice partecipazione alla Biennale Arte Dolomiti (2016-2018).

 

GIOVANNI RONZONI

(1952) Nasce a Lissone, dove vive e lavora. Si laurea in Architettura al Politecnico di Milano e nel 1980 fonda il suo ATELIER di architettura – divenuto Studio Ronzoni nel 1997. Artista poliedrico, nomade e viaggiatore, delinea la propria espressione artistica con medium differenti: pittura, scultura, fotografia, grafica e poesia. Il suo segno distintivo, da sempre provocatorio e teso alla poetica, è l’essenzialità. Affascinato dalla luce, coglie il senso intangibile e variabile nello scorrere del tempo di alcuni elementi quali l’acqua, il vento, il mare, il cielo, che a loro volta riverberano un altro elemento fondamentale: lo spirito dell’Uomo.

REBECCA SFORZANI

(1990) Dopo la Laurea in Educatore Sociale e Culturale all’Università di Bologna ha conseguito il diploma in Illustrazione all’ISIA di Urbino, partecipando al programma Erasmus a Barcellona.
Artista visiva la cui ricerca combina questioni sociali e attivismo, dando vita a progetti legati al contesto e alla dimensione partecipata. I suoi lavori indagano il conflitto, le questioni di genere e la sostenibilità ambientale e si concentrano sulla narrazione delle storie dei luoghi e di chi li vive.
Dal 2019 partecipa a mostre collettive e residenze artistiche in Italia e all’estero. Insieme a Valentina Monari ha creato il duo Tumbleweed, ideatore di progetti partecipativi in Turchia (2019) e opere ambientali in Russia e a Bologna (2019).

BEATRICE CARUSO

(1995) Nasce a Bologna, dove vive e lavora. Diplomata all’Accademia di Belle Arti di Bologna in Scultura (I livello) e Pittura – Arti visive (II livello), intraprende una ricerca sulla destrutturazione del paesaggio da un punto di vista soggettivo attraverso processi di videoarte e lavori pittorici che tendono all’informale. 
Dal 2015 partecipa a numerose collettive in Italia e all’estero, in particolare: la residenza artistica Michelangelo Reloaded II alla Fondazione Centro Arti visive di Pietrasanta (2018); Art City Bologna (2020); Abecedario d’Artista al Palazzo del Governatore di Parma – Capitale Italiana della Cultura (2021) e 1Minuto Festival di videoarte a Cuenca (E – 2021).

ARIANNA MAESTRALE

(1996) Nasce a Genova dove vive e lavora. Si diploma in Pittura (I livello) presso l’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova, dove attualmente frequenta il biennio di specializzazione. La sua ricerca si concentra sulle relazioni tra il soggetto e l’oggetto della dialettica pittorica, indagando in particolare la smaterializzazione del corpo e la perdita di dati tra realtà sensoriale e digitale. Accanto alla produzione pittorica realizza installazioni ambientali e pratiche performative. 
Ha realizzato la prima personale per il progetto Opus & Light a Spoleto (2018). Partecipa a diverse collettive a Genova, Firenze, Albissola Marina e Sassoferrato (AN). Dal 2019 è co-fondatrice del collettivo curatoriale MIXTA.

GIULIA NELLI

(1992) Nasce a Legnano e si diploma all’Accademia di Belle Arti di Brera. Artista della fiber art analizza la relazione uomo-ambiente, sia naturale che sociale. Lavora fisicamente sul materiale in un’operazione di rottura, scomposizione e ricomposizione e si concentra sul concetto di legami che, resi liquidi dai nuovi mezzi di comunicazione, necessitano di trovare nuovo senso nella realtà. La scelta del collant quale medium allude inoltre a una sfera femminile e a una narrazione intima.
Tra le numerosi collettive in Italia e all’estero – Rep. Ceca, Francia, Portogallo, Russia e Albania – si evidenziano: Rospigliosi Art Prize (2018), Miniartextil (2018) e Dentro lo specchio a cura dell’Istituto Italiano di Cultura e del MISP di San Pietroburgo (2020).
 

GIULIA PELLEGRINI

(1990) Vive e lavora a Bruxelles. Dopo gli studi in Farmacia si diploma in Pittura e Arti visive (I livello) e Arti visive e Studi curatoriali (II lIvello) presso la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. La sua ricerca affonda le radici in una matrice scientifica e si concentra su temi legati al cambiamento, alla metamorfosi naturale e alla transitorietà della vita, prediligendo l’utilizzo del tessuto, delle bioplastiche e di materiali naturali.
Dal 2012 partecipa a numerose collettive in Italia e all’estero. Selezionata per la Biennale Internazionale di Arte Contemporanea – Jeune Creation Europeènne (JCE) il suo lavoro sta viaggiando tra Danimarca, Francia, Lettonia, Spagna, Portogallo e Italia (2020-21).

SONIA SCACCABAROZZI

(1969) Nasce a Vimercate, vive e lavora a Merate (LC). Dopo il diploma al Liceo artistico di Modena, dove sviluppa i propri canoni espressivi sotto la guida del Prof. AG Fronzoni, intraprende la professione di grafica per Electa.
Nel 1996 l’avvicinamento alla scultura e la scoperta della terza dimensione la porteranno a definire le fondamenta della propria produzione artistica. La sua ricerca indaga la materia – ferro, legno, cemento e carta – delineando connessioni simboliche in cui le contrapposizioni e le nuove valenze delineano con leggerezza e sensibilità i materiali. Espone in numerose mostre in Italia e Germania. Nel 2009 realizza la prima personale a Villa Gnecchi Verderio a Lecco. Nel 2017 pubblica il suo primo libro Imperfetti Equilibri.

 

FRANCESCA TRAVERSO

(1972) Nasce a Genova, dove vive e lavora. Si forma in pittura, fotografia e arti sceniche. Dal 1997 si occupa di arte in ambito educativo e sociale: è mediatrice etnoclinica, formatrice e atelierista. Collabora con numerosi enti sul territorio nazionale. Dal 2014 è co-fondatrice dell’Associazione Il Limone Lunare che si occupa di creatività come azione sociale sviluppando la maieutica reciproca, pratica avviata da Danilo Dolci.
Dal 2016 realizza – in collaborazione con UNIGE, Centro D.Dolci PA, Casa Memoria Impastato di Cinisi PA, Centro Studi Medì GE e Centro Territoriale Mamut di Scampia NA – una ricerca-azione nazionale finalizzata a creare connessioni tra Genova, Napoli e Palermo sul tema della comunicazione e dei diritti.

GRAZIA INSERILLO

(1988) Nasce a Palermo, vive e lavora tra la Sicilia e Torino. Diplomata in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Palermo, attraverso il medium tessile indaga le proprie radici, ricercando l’aspetto antropologico del suo essere e del suo abitare. Ha realizzato personali al Museo Riso di Arte Moderna e Contemporanea di Palermo (2016) e al Museo San Rocco Arte Contemporanea di Trapani (2017). Partecipa a numerose collettive in Sicilia, a Milano, Trieste, Düsseldorf (D), Valencia (E), Torino e New York City (USA). 
Ha ricevuto diversi riconoscimenti tra i quali il Premio FAM – Giovani Artisti Siciliani (2016), il Premio BID – Biennale Internazionale Donna (2017) e Paratissima Torino Best 15 Prize (2019). 

SILVIA MAZZELLA 

(1993) Nasce a Genova, dove vive, studia e lavora. Dopo la Laurea triennale in fotografia allo IED di Milano e il Master di Alta Formazione sull’Immagine Contemporanea di Fondazione Modena arti visive, attualmente frequenta il Biennio di fotografia dell’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova. Attraverso il medium fotografico si sofferma sulla simbologia dello spazio interpersonale e sociale e sull’autodeterminazione dell’essere in relazione al contesto contemporaneo. Il suo autore preferito è Georges Perec. Espone in diverse collettive in Italia, in particolare presso Sala Dogana – Palazzo Ducale di Genova. Dal 2019 è co-fondatrice del collettivo curatoriale MIXTA.

 

ANNA OBERTO

Attiva dal 1958, anno di fondazione con Martino Oberto della rivista Ana Eccetera di filosofia astratta e linguaggio 0/10 (1958-71), Anna Oberto mette in atto operazioni sperimentali di analisi grafica del linguaggio in cui interagiscono parola e segno, significante e significato.
Esponente di primo piano del movimento di Scrittura Visuale, dal 1975 si inserisce nel gruppo Nuova Scrittura di Milano. Dal 1970 ha elaborato un discorso teorico e operativo sul tema del linguaggio al femminile. Presente alle Biennali di Venezia in Il libro come luogo di ricerca (1972) e Materializzazione del linguaggio (1978). Dal 1980 pratica i luoghi della performance, in spazi pubblici e privati.
Dagli anni ‘70 è costantemente presente in numerose esposizioni personali e collettive in Italia e all’estero, in gallerie e luoghi Istituzionali. 

LORENZO RAMOS

(1994) Vive e lavora a Genova. Diplomato in Pittura e Arti visive (I livello) presso la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, attualmente frequenta il Master in Pittura all’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova. La sua ricerca si concentra sui temi dell’abbandono e dello scarto, nel tentativo di dare nuovi significati a oggetti in disuso. In particolare, questo tentativo di ridare vita ai lasciti umani lo conduce a ricostruire legami antichi e arcaici con la terra, il mare e il paesaggio. Ha esposto in una mostra collettiva alla Fondazione Adolfo Pini di Milano (2016) e in Paesaggio in movimento alla Fondazione Matteo Oliviero di Saluzzo (CN – 2018).

 

SETSUKO

Dopo la laurea in musica in Giappone, approfondisce la sua ricerca sulla musica classica e contemporanea, in Inghilterra, in Austria e in Italia e si diploma all’Accademia di Belle Arti di Brera. Artista poliedrica, lavora principalmente con performance, installazioni e fotografia, concentrando la propria ricerca su tematiche sociali e legate al territorio-ambiente, tra storia e memoria. Il suono della voce, legato alla nascita, e la musica sono spesso presenti nei suoi lavori e nelle performance. Presente a numerose personali e collettive in Italia e all’estero ha esposto al Parco della Pace di Hiroshima (2008), alla Triennale di Milano (2009) e, recentemente al Museo Macro di Roma e alla Biennale Internazionale della scultura di Salgemma a  Petralia Soprana (2019). 

 

LIVIA UGOLINI

(1989) Nasce a Bologna, dove vive e lavora. Diplomata in Pittura (I livello) e Arti visive (II livello) all’Accademia di Belle Arti di Bologna, si specializza in Sostenibilità, sviluppo e design del prodotto ceramico presso la Fondazione Fistic di Faenza (RA). Il suo lavoro si muove dall’uso di tecniche di stampa manuale, alla ceramica, all’arte tessile, indagando su cosa trattiene e nasconde la memoria e quali fili si muovono quando questo accade: sentimenti, emozioni e ricordi sono i punti di partenza della sua ricerca.
Dal 2006 partecipa a numerose collettive in Italia e all’estero. Riceve diversi riconoscimenti, tra i quali il 7° Premio Internazionale Biennale d’Incisione Città di Monsummano Terme (PT – 2011) e il Premio Valcellina (2014).