Tommaso Panzeri

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Tommaso Panzeri

Tommaso Panzeri

Tommaso Panzeri  (1963 – Genova)

Autodidatta, negli anni ha seguito un percorso artistico composito. Nella produzione seriale, Panzeri cerca con ostinazione lo sbaglio, l’incidente di percorso che apre ogni volta nuovi orizzonti. Di qui il graffio, la macchia, la traccia, lo stiramento, la grinza del supporto di cui le sue opere abbondano. Elimina, quasi del tutto, il colore dalla sua palette; lo riduce a strumento accidentale; cerca la profondità e l’incisività in una monocromia insistente. Trova uno spazio prevalente che non appartiene ma che diventa. La velocità del suo passare da un aspetto creativo all’altro, l’incertezza del suo aggirarsi randagio su geografie sottili, lo porta a una vastissima produzione compulsiva e fulminea, un processo creativo che si risolve in poche intense poche ore, concentrato in brevi periodi essenziali. Se si dovesse descrivere con una sola parola il concetto fondante della ricerca artistica di Panzeri, questa sarebbe “purposeless”, senza scopo.

 

Mostre collettive:
2018: SUMMER EXHIBITION, collective exhibition, Made4Art, Milano.

2016: ART DUETT con Bernadette Pisano, Marletto,Genova.
2016: SUMMER EXHIBITION, collective exhibition, Made4Art, Milano.

2014: LIGHT&SHADOW, collective exhibition, MADE4ART, Milano.

2014: TAKE AWAY, collective exhibition, Chrämerhuus Langenthal.

2014: ARTE GENOVA, art fair, Genova.

Pubblicazioni:
2018: ART REVEAL MAGAZINE, nr 42 , pg.72.

Mostre personali:
2015: UNTITLED WORKS, solo exhibition, SATURA, Genova.

2014: 14 LAVORI SU CARTA solo exhibition, Studio44, Genova.

2012: 12122012, solo exhibition, AO, Nervi, Genova.

Premi:
2016: Libere riflessioni in occasione della Giornata della Memoria, vincitore 2016: Premio ora – 5 Edizione. Vincitore
2014: SATURA International Contest. Artista selezionato
2012: ArtSlant Awards, 6th Showcase vincitore

Poco colore, tirato a pennellate pesanti, a tal punto da impregnare la carta che lo riceve e che gualcisce sotto i ripetuti passaggi ; che mano a mano si sfoglia e diventa materia stessa del colore, la carta si sbriciola, si sposta e si ricompone in uno micro spessore in una sorte di barbe di incisione.

Sottile pigmento il cui spessore minimo apre a profondità inaspettate, forti prospettive tese verso un infinito vicino e altro dal nostro presente finito . Monocromia ostinata, minimo contrasto; gesto fluido e ripetuto con un ritmo primitivo. Odore di terra bagnata e suono di mantra.

Strati di colore leggero che non acquistano in spessore nonsostante il loro sovrapporsi; al contrario, alleggeriscono la dinamica dell’opera e le danno un moto continuo. Fine tramatura di colore, povera e immateriale, che, seccando, si dissolve in vapore e lascia una traccia appena percettibile.

Senso del segno che sedimenta, senza prevalenza di un verso; non ultima traccia di un gesto creativo violento ma elemento essenziale alla finitura sensoriale che ci accompagna alla scoperta di riferimenti nuovi nelle profondità senza tempo di un foglio di carta.

 

 

 

 

 

 

Ho una vaga idea di quello che voglio fare prima di cominciare. Non ho preconcetti. Non seguo un percorso preciso. Non c’e’ nulla di intenzionale, piuttosto la ricerca di percorsi nascosti nella superficie di fondo. Mi affascina la serialita’ del lavoro, la ripetitività’ e i piccoli preziosi sbagli che aprono a nuove prospettive inattese.
I miei quadri sono informali, non oggettuali ma vitali. Mi piace il gesto e il segno che lascia, ma allo stesso tempo cerco dove possibile di eliminarlo.
Tengo appunti che rimangono a maturare intoccati per lunghi periodi; certi prendono forma e si sviluppano, altri rimangono confinati in piccoli quaderni in attesa che arrivi il loro momento.
La mia pittura e’ concreta e si concentra sulla relazione fra il colore, lo spazio e il tempo. L’acquerello é il mezzo che preferisco in questo momento: e’ veloce, trasparente e permette una molteplicità’ di cromatismi. Richiede concentrazione e un distacco sufficiente a lasciare che accadano quegli incidenti non guidati ma seguiti che portano al quadro finito.
La carta e’ il mio supporto per eccellenza, soprattutto quando porta il segno del lavoro dell’uomo.
La malattia ha certamente giocato un ruolo importante nello sviluppo del mio lavoro. Ha forzato la mia maturazione e aiutato a raffinare il linguaggio, portandomi a scegliere un percorso vitale e positivo per contrastare la prospettiva di un’assenza di futuro.
Il futuro e’ un’idea che cerco senza affanno nel tempo presente, nella sua concretezza sospesa. (2012)

€“Les idees fixes” su tela sono un altro pezzo di cammino. La tela è un supporto totalmente diverso dalla carta: sin dall’inizio reagisce attivamente alla pennellata, la accoglie e la respinge, si flette ma si riprende subito la sua tensione. Il discorso è analogo alle altre esperienze ma se la carta è un materiale povero, rude e docile, la tela è nobile e aspra.Il colore che uso invece è poverissimo, soprattutto negli ultimi, pittura per muri e cera liquida come solvente.L’approccio alla tela è molto timido e deferente. Il risultato invece no, è tragico e struggente, allo stesso tempo è pressante e leggero.La carta è passiva all’inizio e poi si impone con la sua secchezza strutturata, nel senso che comunque la carta ha un suo senso, la fibra si comporta diversamente in relazione a verticale e orizzontale.La tela accompagna il gesto e risuona. (2019)

Tommaso Panzeri

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